con il sostegno dell'Associazione Politeama
Siamo un collettivo di artisti
che desiderano costruire spazi di visioni,
di sogni e di utopie.

Sappiamo bene che l'arte
vale più del nostro egoismo.


istallazione "40 ritratti desparesidos"

Arte Mendicante 
in MEXICO  2018

presso Istituto IMJUS 
Citta' del Mexico
progetto di CROSSART "Desparesidos"

Noi con l'Ambasciatore italiano
a Città del Mexico

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"Gli Sposi Promessi"
debutto a Città del Mexico, 2 maggio 2018
Istituto di Cultura Italiana
performance durata 40 minuti



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Nella molteplicità dei linguaggi,
facciamo esperimenti di CROSSART
sperimentando 5 elementi in uno:
pittura, scultura, musica,
teatro e scrittura,
su tre livelli: visivo, corporeo e materico.
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L’arte sposta le pietre di confine.

 ...Bisogna stimolare la narrazione di se stessi e del mondo. Altrimenti si finisce per vivere dentro la narrazione costruita dai tecnocrati. L’arte mendicante vuole stimolare ambienti culturali in cui l’incontrarsi e il raccontarsi ci rende tutti “stranieri”. Questo è il senso del continuo richiamo di Walter Orioli all’insegnamento di Grotowski nei suoi seminari di teatroterapia.




"...Non è il teatro che è necessario, ma assolutamente qualcos'altro. Superare le frontiere tra me e te: arrivare ad incontrarti per non perderti più tra la folla […]. Non nascondermi più, essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti minuti, un'ora. Trovare un luogo dove tale essere in comune sia possibile..."  
Le parole del maestro Grotowski sono un richiamo urgente alla narrazione di sé e dell’altro in un contesto in cui i destini individuali e collettivi ritornano ad essere un campo vivo, sottratto alle logiche di potere e del mercato.

Claudio La Camera -  primo incontro  ArteMendicante- Colico (Lc) 3 dicembre 2016
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L'arte per sua natura è collettiva 



Non c'è differenza
tra arte e vita

 L'arte è un processo interiore che scaturisce da una necessità: migliorarsi come uomo, capirsi, interagire, conoscere, entusiasmarsi.

Il punto centrale è la ricerca della VERITA'; Jung lo chiamava Archetipo, i credenti lo chiamano Dio, noi lo chiamo “LA RADICE”. Quell'energia dalla quale veniamo tutti e alla quale tutti siamo collegati. 

La strada da percorrere per estrapolare questo elemento comune è quello di cercare di eliminare il più possibile la propria soggettività lasciando dispiegare la potenzialità insita nella materia.  Non usare la materia come oggetto ma, privarla della sua funzione intrinseca porsi in una modalità di incontro con “la cosa” e cercare di capirla così com'è.




L'incontro tra più elementi tra loro diversi, l'assemblaggio, diventa così il modo di operare preferito perché è solo grazie all'abolizione dello “stato generale delle cose”, all'abolizione del nome che queste cose hanno, e alla riformulazione di nuove connessione che si può riconoscere la vera esistenza delle cose.

 Colico (Lc)  6 dicembre 2017

ARCHIVIO

 Colico 9 e 10 dicembre 2017 

1-  L’incontro tra i sessantottini e la generazione di oggi.

Gli ex hanno imparato nelle lotte la generosità, la cooperazione, hanno fatto trionfare la solidarietà. Questi sono vizzi che una volta presi non ti mollano più.

I giovani d’oggi sono pieni di “volontà di sapere” e pronti al disincanto alla “disciplina del desiderio” (Michel Foucault) carichi di entusiasmo. Desiderosi di inventare il futuro.



2-  Per l’ARTE MENDICANTE l'ostacolo è tutto interno all’uomo. Propone esercizi spirituali per  esistere infinitamente per riempire il proprio spazio e tracimare, per prendersi il proprio tempo,  per imparare a dimenticare. Compie tutte le azioni eseguendo il loro contrario (Claudio La Camera).


3-  Essere consapevoli che nella nostra vita quotidiana il personale è anche politico (polis). Andare verso la gente, esporsi, esporre le opere nel giardino, oltre i cancelli, oltre le nostre isole, uscire dai laboratori dove ci si chiude per creare. Progettare la grotta dell’uomo come un gioco per bimbi sani. 


Temi prossimi  della CROSSART:

Renzo e Lucia e La colonna infame,
i dieci comandamenti, giocando sul loro contrario
 Dove andiamo: si va verso le terre di confine, allacciatevi le cinture di sicurezza,   16 -17  giugno Colico, 17 - 30 agosto Monastero di Piona spazio mostre (Lc), 22 -23 settembre Colico.



 da dove veniamo: 12 ottobre 2017 isola dElba, lincontro nel castello diroccato di Rio d'Elba. Pietre  nei colori del tramonto con Giacomo; 21-22 ott. Lavorazione della creta, dalla forma individuale alla scultura (Colico)); 23 ott. Incontro con lartista: Alessandro Nastasio (Mi); 5 nov. Colico (Lc) Acqua, argilla e colori, 10,11,12 novembre Camminare per incontrare il monaco al monastero di Piona (Lc), "en plein air" con Giorgio sul Pian di Spagna (Colico), 3 dic. Bagno rituale di foglie, "Morte e rinascita", carboncino e ritratto; 9-10 dicembre "Desidera la roba d'altri".

6-7 gennaio 2018 Colico (Lc), 4-5 febbraio Colico (Lc), 18 - 19 marzo Colico, 7 -8 aprile Colico,  dal 28 aprile  al 4 maggio Città del Mexico, 16 -17 giugno teatro sociale, 9-10 agosto progetto rifiuti, ecologia dell'accoglienza, 29 settembre  Arci Nova Milanese performance poesia e musica.
Il collettivo "Arte Mendicante"
sulle rovine della cultura dell’indifferenza
Claudio La Camera, Berlino, 15 ottobre 2016 

Come un demone liberato dal sogno, il mendicante vive una strada di confine: siamo ovunque stranieri. Siamo i deboli e distruggiamo ciò che hanno costruito i forti. Siamo i poveri e bandiamo l’etica e la legge della sopraffazione. Siamo attori del dramma del cambiamento, della tragedia della coscienza, della farsa della morale. Siamo randagi, viandanti, poeti di un arte essenziale, amorale, scandalosa; siamo forti perché senza potere. 


Ci rappresentiamo nella ricchezza della corporeità, nel patrimonio dell’emozioni, nell’ascolto dell’io e dell’altro. Non condividiamo visioni estetiche o ideologiche; non condividiamo bisogni materiali. Costruiamo spazi di visione e di sogno in cui si ripresenta il gioco assurdo della vita, la realtà sottratta al quotidiano.

L'Arte Mendicante è invertebrata: rifiuta funzioni sociali e programmi pedagogici.  È parassitaria: si infiltra dove esistono fatti umani sfruttando il privilegio di essere sempre in bilico tra più realtà. 

giulia
È astorica per vocazione; smonta il passato tramandato dal potere e dalle ingiustizie, sottrae all’uomo qualunque influenza sulla realtà e sul presente, gli assegna una maschera inquietante per parlare del futuro.  
andrea

paola

roby

walter

alessandro

claudio

L’arte mendicante sposta le pietre di confine



Film consigliati:

The Square 2017,

The Dreamers 2003,

Il senso della bellezza 2017



la poesia di Lawrence Ferlinghetti
Inventate un nuovo linguaggio che tutti possano capire
Arrampicatevi sulla statua della libertà
Cercate di raggiungere l’irraggiungibile
Baciate lo specchio e scrivete quello che vedete e udite
Ballate con i lupi e contate le stelle, incluse le invisibili
Siate ingenui, innocenti, non cinici, come se foste 
appena atterrati sulla terra (come in realtà siete, come 
in realtà noi tutti sanno), sbalorditi da quello su cui siete stati scagliati
 ....
Impegnatevi in qualcosa al di fuori di voi
Siate militanti. O estatici
Essere poeti a sedici anni vuol dire avere sedici anni, essere 
 poeti a quaranta vuol dire essere poeti. Siate entrambe le cose
Svegliatevi, il mondo è in fiamme!
Vi auguro una bella giornata



Tutto ciò che è destinato a dimostrare qualcosa,
dimostra in prima battuta il suo esatto contrario



Siamo gente semplice, lontano dal potere,
camminiamo scalzi per sentire i sassi


2016 nasce Arte Mendicante
In questo delicato momento sociale, ci sembra importante ribadire il principio che guida il nostro lavoro multiculturale: alimentare la coscienza critica  e creare punti di resistenza che ci danno sempre la consapevolezza di vivere nel rispetto delle nostre differenze.
L’arte mendicante è l’esercizio quotidiano che ci permette di superare le frontiere tra il “me” e il “te”. Superare le frontiere fra “me” e “me”, superare le barriere della nostra mente.
Anche i luoghi hanno un’anima e le anime che si incontrano nei luoghi sono quello che sono, non si nascondono più, non possono nascondersi più...
È in questi luoghi di laboratorio che ci alleniamo a “gettare il corpo nella lotta”, a riappropriarci delle relazioni umane attraverso la drammaturgia dell’incontro. Benvenuti nell'arte mendicante. Walter Orioli, Claudio La Camera

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DIARIO DAL MESSICO  
di Roberto Ghidini per Gaia

19/04/2018 h 15.05

Ho più di quarant’anni e attraverserò l'oceano per la prima volta. E non lo attraverserò per andare nella terra dei sogni, gli USA, ma in Messico, che è un po’ più in là. Cosa c’è più in là dei sogni? Lo scoprirò venerdì prossimo. Un giorno anche tu attraverserai l’oceano ma avrà un significato soltanto tuo, il mio cercherò di capirlo e te lo scriverò. Per ora so soltanto che mi aspetto una ‘trasformazione’, che è un altro modo di dire che non so cosa aspettarmi.

23/04/2018 h 22.50

Oggi ho preparato le valigie, il tempo dell’attesa è quasi finito. Questi sono i giorni in cui fa la sua comparsa qualche piccola ansia. Le ansie Gaia sono preoccupazioni per lo più infondate. Io per esempio sono in ansia perché temo di non riuscire a fare il check-in del volo o perché una valigia potrebbe andare persa. Anche una mia amica è in ansia per me e ha fatto un sogno. Nel sogno io ho paura e  nel bel mezzo della notte una donna corre a casa mia, ha paura anche lei per me, abbiamo entrambi paura di qualcosa di brutto che può succedere. Un pericolo imminente. Questo sogno sembra un presagio. Tipico delle persone ansiose trasformare le ansie in presagi.

24/04/2018 h 19.20

Abbiamo deciso di presentarci all’aeroporto tutti vestiti di nero, perché devi sapere Gaia che il nero è il colore degli attori, non so chi lo ha deciso ma è così. Io ho anche una bombetta nera che una volta era il copricapo nazionale degli inglesi e che oggi usano solo gli attori, e i clown. Abbiamo deciso di vestirci così per dare un po’ nell’occhio, ammesso che qualcuno ci faccia caso, e per fare qualche foto ricordo. È l’inizio della nostra avventura: un momento da immortalare. Devo trovare anche un oggetto per completare il costume di scena, ho pensato di portare una corda.

27/04/2018 h 7.45

Siamo in aeroporto Gaia, ora c’è solo da aspettare, mi è venuto un attacco di allergia, non so perché gli aeroporti siano pieni di allergeni: gli allergeni sono i nemici invisibili che fanno starnutire. Forse perché ci sono tante persone, e ogni persona trasporta un carico di allergeni, forse perché qui si incrociano gli allergeni che arrivano dalla pampa argentina con quelli che arrivano dalla Lapponia. O forse è per via della luce, studierò più a fondo il rapporto tra luce ed allergia.

27/04/2018 h 18.10 (In Messico è mattina)

Stiamo attraversando l’Oceano Atlantico, una delle tante prime volte di questo viaggio. La prima volta che lascio l’Europa, la prima volta che vado così a Ovest, la prima volta che compilo un visto turistico ecc. Avevo già incontrato questo oceano in Spagna dove mi capitò di pensare che non era niente di speciale. Ma se ti piace il mare, cosa che non ho ancora potuto chiederti, è il posto giusto. Se non fosse che spesso è troppo freddo per fare il bagno, anche in piena estate, e spesso le onde sono talmente alte da mettere paura. Il mio posto non è vicino al finestrino, ma quando mi sono alzato per sgranchire le gambe ho guardato fuori e ho visto due grosse navi viaggiare di conserva, forse due petroliere, nessuna onda, nessuna nuvola, solo il blu del mare e le due navi che viste da 10.000 metri d’altezza non sembrano neanche tanto grosse.

28/04/2018 h 06.30 ora messicana

Dopo 24 ore di sole siamo arrivati: c’era il sole quando siamo partiti, c’è stato il sole per tutto il viaggio, c’era il sole anche all’aeroporto di Città del Messico. Quel tanto che basta per illuminare il portafogli dimenticato da Alessandro sull'aereo e lo zaino di Davide con dentro i passaporti che qualcuno ha ci ha rubato agli arrivi. Questo a dimostrazione che la terra è rotonda, e che i ladri sono dappertutto. Alessandro ha recuperato il portafogli, Davide non ha recuperato lo zaino. Ti racconterò delle persone che viaggiano con me Gaia, intanto ti posso dire che siamo ospitati in una grande casa che sembra una reggia. C’è un cane da guardia, si chiama Simba, è un cane africano addestrato per la caccia ai leoni, ma ha paura di tutto, soprattutto dei gatti.

28/04/2018 h 18.00

Oggi abbiamo visto il centro della città, un posto che non ti fa sentire sicuro. La gente è povera, ma soprattutto violenta, violenta da secoli, violenta per consuetudine, violenta mitologicamente, non stupisce che ancora oggi sia il paese più violento al mondo. In Messico quando qualcuno pensa di aver subito un torto, si vendica facendo sparire il nemico di un minuto, la ragazza che tradisce, un socio in affari o il poliziotto impiccione. Stamattina abbiamo visto un filmato che mostrava una squadra di poliziotti trucidati perché cercavano di fare il loro dovere. Come puoi immaginare di poliziotti non corrotti ne sono rimasti pochi, noi abbiamo conosciuto solo quelli corrotti che ti fermano per una svolta vietata e ti minacciano di sequestrare il mezzo, ma di solito con 200 pesos ti lasciano andare. Ho imparato un trucco per non essere derubato per le vie di Città del Messico: cerco un poliziotto nella folla, mi avvicino, e di là non mi sposto finché non scorgo un altro poliziotto, salto così da un poliziotto all’altro, sperando che in caso di bisogno intervengano, i negozi quasi non li guardo.

29/04/2018 h 07.30

Oggi dovremmo iniziare a lavorare, ammesso che il teatro sia un lavoro.  E se lo è, questa esperienza di teatro è un ben strano lavoro: ce la siamo inventata noi, non ci pagano, e forse andremo in scena soltanto una volta. Racconteremo agli italiani che vivono in Messico un romanzo che quando lo leggerai a scuola, perché ti costringeranno, come hanno fatto con me, ti farà sbadigliare. Eppure io spero che, esattamente come è successo con me, lo rileggerai, trovandoci dentro un mondo di parole e di emozioni che non sono da buttare. Molti libri bisogna leggerli due volte, molte esperienze bisogna farle due volte, nel secondo viaggio si è nudi.

30/04/2018 h 00.40

Prima di andare a letto abbiamo guardato lungamente la luna, ne avevamo bisogno.

01/05/2018 h 13.50

Devi sapere Gaia che in questo spettacolo c’è una scena che è la mia scena. Sono molto soddisfatto per come sta uscendo. È una scena magica anche se, in senso stretto, non c’è nessun effetto magico. Tu credi nella magia? Hai mai assistito a un avvenimento magico? Mi sto accorgendo che la magia è dappertutto, e vorrei che anche tu potessi trovarla nelle cose di tutti i giorni come io la trovo nelle carte e nelle mani.

03/05/2018 h 09.45

Ieri abbiamo fatto il nostro spettacolo. Oggi sono più tranquillo e ti posso scrivere. Intanto il Messico. Non so come immagini questo mondo... Hai visto Coco? Io l’ho visto in aereo, ecco... quello non è il Messico, o almeno non è Città del Messico. Dall’oblò si vede una valle sterminata di tetti che va dalle montagne a nord fino alle montagne a sud. A Città del Messico ci sono pochi alberi ma c’è un bosco, qui abitano 24 milioni di persone, c’è una strada lunga 43 chilometri e ogni quartiere è una città grande come Milano. Ad ogni incrocio c'è un poliziotto, uno spazzino e un cane. Il cibo è buono ma per i tuoi gusti troppo piccante, mettono il peperoncino anche nel gelato e nei leccalecca. Io però non riesco ad apprezzare la cucina locale per via del mal di pancia che mi accompagna dal primo giorno. Dicono che sia colpa dell’acqua, che spesso è cattiva, anche quando è filtrata e purificata. I messicani non sono belli a vedersi, né gli uomini né le donne, o forse sono bellissimi e noi siamo i brutti. Ci sono molti indios che parlano lingue diverse dallo spagnolo, tra queste anche la lingua degli antichi aztechi che abitavano sulle rive di un gigantesco lago salato prosciugato dai conquistadores.  Ieri sera nel sito dove è stata fondata la città da Hernan Cortés, il capo dei conquistadores, un gruppo di indios celebrava una cerimonia con tamburi, incensi ed offerte di frutta. C’era anche una creatura mostruosa ma bellissima, un incrocio tra un coyote e un cappello di paglia, nel suo sguardo ferito c’era tutta la storia di questo paese.

04/05/2018 h 11.35

Ciao Gaia, oggi partiamo per il mare, sono consapevole di non averti ancora scritto nulla dello spettacolo. Il motivo è che non so davvero come sia andata: se bene o se male, se vale la pena insistere su questo lavoro o se è meglio cambiare strada, se questo gruppo può esprimere cose migliori oppure no, se è stata un esperienza fondamentale o se è stato un errore venire fin qua. Stamattina ci hanno proposto di ritornare, anche se a me fa un po’ ridere, perché a vedere lo spettacolo non c’era più di quindici persone.

04/05/2018 h 15.05

C’è stato un ritardo e abbiamo dovuto fermarci mezza giornata in aeroporto. Ne approfitto per raccontarti le persone che sono sedute qui vicino a me. Paola è la mia fidanzata, che hai già conosciuto, lei fa teatro perché lo faceva una volta ma lo faceva troppo intensamente e si è fatta male. Adesso vuole ricominciare perché è difficile staccarsi dalle cose che ci fanno male. Walter è il mio maestro, lui fa teatro per curare le persone, ma io non penso che le persone si possano realmente curare, e neanche Walter. Lucrezia in un'altra storia era una paziente psichiatrica, lei fa teatro per scoprire il mondo di cui ha una fame insaziabile.

05/05/2018 h 13.05

Siamo in un posto chiamato Zihuatanejo, una laguna sull’Oceano Pacifico. Qui vengono dagli Stati Uniti per fare le vacanze, gli italiani sono animali rari. Sulla spiaggia principale i pescatori tirano le barche in secca e scaricano il tonno dalle pinne gialle, che ha veramente le pinne gialle come se fossero dipinte a smalto. La gente vive poveramente, sulla strada principale giocano a tombola con i tappi di bottiglia. Le farmacie vendono gli Oreo e la birra, i poliziotti sono armati di M16 e le ragazze sono più belle che a Città del Messico.

07/05/2018 h 17.50

Ti scrivo di ritorno da Zihuatanejo. Nonostante tutte le cose successe, che ti annoierebbero, mi dispiace lasciare questo mare. Abbiamo conosciuto un italiano che vive qui da vent’anni, non aveva mai visitato il Messico ma voleva cambiare vita, girò il paese per un mese e quando arrivò a Zihuatanejo decise che era il posto giusto. Ti ho comprato due magliette, su una c’è uno squalo, sull’altra un hippy, più difficile trovare qualcosa per tuo fratello che pensa solo alle biciclette. Stasera ci ricongiungiamo con Claudio che è la persona che ci ospita a Città del Messico, una figura con poche luci e tante ombre. Davide ed Angela sono già tornati in Italia, Davide mi sta molto simpatico, ogni volta che vede un’auto americana curiosa fa una foto e me la manda, io faccio lo stesso per lui. Domani rientrano dallo Yucatan Jay e Ale, sono giovani e si vogliono bene ma non possono mettersi insieme perché Jay ha già un fidanzato. In Messico abbiamo conosciuto altri giovani che fanno i traduttori, traducono in spagnolo le poesie di Paola e Davide, non c’è niente che amino di più dell’Italia e citano a memoria poesie che noi a scuola non leggiamo neanche più.

09/05/2018 h 08.10

Ho paura che la casa che ci ospita sia stregata. Tu credi nei fantasmi Gaia? Ci hanno raccontato che una donna vestita di rosso ogni tanto fa la sua comparsa nei corridoi della villa. Una notte siamo rimasti senza acqua perché qualcuno, non sappiamo chi, ha chiuso la valvola. Il vetro del bagno è caduto sulla strada sottostante rischiando di tagliare la testa a un passante, Walter ha sentito un tonfo sul tetto come se fosse caduto un cadavere dal cielo e innumerevoli sono i rumori, ma anche i passi, che si odono nel bel mezzo della notte. È come se la casa fosse viva e avesse una sua volontà, è una casa che accoglie ma è anche una casa che rinchiude. Qui girano la telenovela più seguita in Messico.

10/05/2018 h 17.50

Vorrei raccontarti ancora un paio di cose interessanti sul Messico. Qui fanno sempre festa, nei pochi giorni della nostra permanenza c’è stata la festa del bambino, la festa di Santa Catarina, la festa dei lavoratori, la festa della mamma (che è sentitissima) e una gara di pesca talmente importante che i primi premi erano tre pick up ford che si vedono solo nei film di Chuck Norris. Nei ristoranti in Messico lavorano tantissimi camerieri, ma anche nei bar e dal benzinaio. Si chiamano “viene-vienes”, vestono la cravatta sotto la tuta, e con una bandierina gialla invitano gli automobilisti a rifornirsi alla loro pompa, ad ogni impianto ce ne sono una dozzina. Attraversare la strada è una faccenda complicata ma con un po’ di pratica si può imparare il senso del ritmo dei messicani o affidarsi alla loro connaturata gentilezza. Oggi ho assaggiato le cavallette: sanno di brodo e hanno la consistenza del cartone.

12/05/2018 h 20.00 ora italiana

Siamo sull’aereo che da Roma ci riporterà a Milano, la nostra vacanza finisce qua. Abbiamo vissuto paure, delusioni, momenti di attrito, momenti in cui avremmo dovuto parlare e non lo abbiamo fatto, e momenti in cui abbiamo parlato troppo senza ascoltarci. Però abbiamo scoperto un nuovo  mondo, e con esso l’idea che i nostri presupposti non siano né giusti né sbagliati, che essi siano soltanto, per qualcuno di diverso, l'altro mondo. Personalmente ho imparato che i vecchi schemi ideologici, di cui abbiamo chiacchierato in questi giorni con Francesco, un parlamentare italiano in pensione che ci ha tenuto compagnia, siano meno utili dell’omeopatia e che nel futuro prenderanno sempre più piede approcci irrazionali, non solo in politica. E ho imparato che l’azione è per sua natura irrazionale, cioè conserva una sua saggezza che è sconosciuta alla ragione. Prima di partire dal Messico abbiamo bruciato dei fiori dentro un bidone e abbiamo cantato una canzone.
Cerchiamo gente cocciuta nel segno del arte,
da inserire nel nostro collettivo 
Scrivi qui sotto la tua proposta:

Commenti

  1. auguri per il primo anno di vita di Arte mendicante

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  4. Fu chiesto a un gufo di fare ciò che sapeva. Egli gridò e parlò della stella del mattino

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  5. Ho letto nuove partenze su cui poter iniziare a Sentire qualcosa di personalmente diverso. Grazie, come sempre, alle impronte che lasci.

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  6. I Mendicanti dipendono dagli altri x la loro sopravvivenza eppure essi sono liberi come chi dipende dipende dagli umori del cielo o dalle stelle della notte

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  7. “Arrampicatevi sulla statua della libertà/ Raggiungete l’irraggiungibile”
    Arrampichiamoci sulla luna...
    Buona libertà, mendicanti!

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